DOPO SPERLONGA E’ LA VOLTA DI VENTOTENE: LA REPUBBLICA IN MEZZO AL MARE

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Anche a Ventotene: sconcerto, incredulità, dolore di fronte agli arresti di alcuni protagonisti dell’ultima amministrazione.
Conoscendo le persone è più forte il senso di imbarazzo e di dolore che si avverte nei loro confronti ma in ogni caso, a bocce ferme , risalire la china dopo questa terribile e rovinosa caduta. Non perché Ventotene sia più preziosa di Sperlonga ma le inchieste giudiziarie di fronte al suo retaggio storico (il confino antifascista), agli avvenimenti di portata internazionale (summit Renzi-Holland-Merckel), al respiro europeistico del manifesto di Spinelli, ne fanno un “chiaro-scuro” di notevole risonanza. Come a Sperlonga, anche in questo caso, la cesura tra “regole” e metodiche illecite di governo (e comune sentire di parte della popolazione) è veramente profonda.

Per anni “gli impicci” hanno costituito consuetudine ed è largamente ritenuto un fatto normale che in molti casi si faccia così. Anzi qualcuno aggiunge che non hanno fatto né più e né meno di quanto facciano da altre parti. Ecco, questa è una nota veramente dolente che la dice lunga sul rifiuto delle regole e la scelta come metodo della convenienza (di parte) che si traduce inesorabilmente nell’illecito. Tale era la convinzione che tutto filasse liscio che neanche gli evidenti segnali delle indagini in corso spingevano i protagonisti a comportamenti più prudenti e trasparenti. Neanche la sospensione dalle funzioni del responsabile dell’area tecnica del Comune spingeva lo stesso, in accordo con gli altri, a non reiterare procedure ed atti illeciti. L’inchiesta è ricchissima di riscontri documentali ed intercettazioni telefoniche che hanno tenuto sotto controllo, dal 2011 al 2016, l’amministrazione di Ventotene che, poco più di un anno dal rinnovo del 2015, è stata sciolta dal Prefetto di Latina per la mancata approvazione del bilancio 2016.

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Sull’isola si riteneva di poter agire come in una Repubblica in mezzo al mare dove le leggi dello Stato Italiano erano superate dalle consuetudini di una ristretta cerchia di amministratori e imprenditori. E tutto questo accadeva per mantenere un’egemonia economica e politica sull’isola(nota degli inquirenti). Soldi ottenuti dalla Regione Lazio per lavori mai fatti e né mai iniziati perché condotti su aree sottoposte a sequestro da parte della Capitaneria di Porto di Gaeta. Bandi e gare d’appalto condotti con falsi presupposti allo scopo di far vincere la ditta designata, non dalle regole della Repubblica ma dagli accordi clientelari e di potere. Naturalmente tutto questo sarà materia del processo nel quale gli imputati dovranno difendersi ma, augurando loro di poter dimostrare la propria innocenza, spetta ai cittadini di Ventotene il compito di avviare una riflessione su come è stata condotta l’amministrazione dell’isola e soprattutto come loro hanno partecipato ad essa. Se su questa sconfitta sapranno essere impietosi, soprattutto con sé stessi, allora questa crisi potrà divenire una grande opportunità di riscatto e di credibilità della comunità ventotenese. FC

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