Errani, standing ovation nel giorno dell’addio

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Un lungo applauso, quasi una standing ovation, è il tributo con cui è stato salutato Vasco Errani al termine del suo ultimo discorso da presidente dell’Emilia Romagna in assemblea legislativa dopo le dimissioni presentate in seguito alla condanna in appello per il caso «Terremerse».

Dimesso ma non in esilio. Errani continuerà a lavorare per la sua terra e «per il bene comune, non importa da dove: col cuore ci sarò sempre». È questo un altro dei passaggi del discorso d’addio. Il presidente uscente si è detto «orgoglioso per quello che ho fatto» in questi 15 anni di governo e ci ha tenuto a ringraziare tutti: dalle Prefetture agli organi dello Stato, dalle autorità giudiziarie alla stampa, fino alla «società, per il dialogo sempre schietto e mai opportunistico» di questi anni. E il ringraziamento è andato anche ai consiglieri regionali e all’Assemblea legislativa, per il «senso di responsabilità» con cui in questi ultimi giorni sono stati approvati «atti importanti» come l’assestamento di bilancio, i fondi europei e la legge elettorale. «Anche questa in fondo è una risposta – afferma Errani – e avete fatto bene a distinguere tra me e questa Assemblea, che ha continuato a produrre atti fecondi».

Pochissimi i consiglieri regionali rimasti seduti alla fine del suo intervento che ha, quindi, raccolto l’apprezzamento della stragrande maggioranza dei presenti in aula. «Sono orgogliosa di aver presieduto quest’assemblea legislativa – ha detto il presidente dell’assemblea regionale, Palma Costi – con i colleghi consiglieri possiamo dirci fieri di aver cercato di rappresentare al meglio questa nostra società regionale». Fuori dal coro, oltre ad alcuni esponenti dell’opposizione di centro-destra, anche il capogruppo 5 Stelle, Andrea Defranceschi: «In questo giorno di fine impero di Errani – ha dichiarato il consigliere ‘grillino’ – abbiamo assistito a un spettacolo indecoroso per le istituzioni. Qualcuno ha avuto l’ardire di sostenere che ‘umanamente si meritava il sostegno’. Ma qui l’umanità non c’entra nulla, saranno i suoi a stargli vicino umanamente. Qui si fa politica, e si rispettano le istituzioni, anche con la simbologia. E io non applaudo – ha concluso – un condannato, per nessun motivo e chiunque esso sia».

l’Unità

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