GAETA: UNA CITTA’ INVECCHIATA A SUA INSAPUTA

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I suoi abitanti si illudono di restare giovani e a non fare spazio a chi giovane lo è davvero.

Gaeta è una città destinata al declino, un paese in via di “estinzione” sotto il profilo demografico. I dati sono stati presentati durante un recente incontro organizzato dal Laboratorio Socio Politico attivo presso la parrocchia di S, Giacomo. Gaeta è l’unico comune rivierasco con più di cinquemila abitanti in provincia di Latina che non cresce. La sua popolazione dal 1961 al 2015 non è cambiata, contro un aumento di circa l’80% per Formia e del 32% per Minturno, per non dire di Sabaudia e Terracina.

La “demografia” della città soffre come la sua economia e la sua occupazione. Il declino demografico riflette, inoltre, l’invecchiamento. L’indice che lo misura è il più elevato in provincia per i comuni con più di 5000 abitanti. E anche l’indice di ricambio della popolazione attiva dimostra una popolazione al lavoro fortemente invecchiata.

Statisticamente Gaeta non cresce perché sono aumentati i decessi, mentre le nascite continuano a calare. E questo nonostante il contributo demografico dei giovani immigrati, la cui presenza in città è percentualmente doppia rispetto ai vicini comuni del golfo.

L’invecchiamento a Gaeta colpisce in misura maggiore che altrove non solo per la caduta dei tassi di natalità e per l’aumento della mortalità, ma perché l’emigrazione colpisce in maniera pesante. Sono andati via dalla città tantissimi giovani (fra 18 e 34 anni) in possesso di titolo di studio elevato. Essi ambiscono ad occupazioni dignitose, perciò se ne vanno. Gaeta e il territorio non riescono a trattenerli, ad offrire loro opportunità qualificanti.

Così la città invecchia sempre di più. Per esorcizzare la vecchiaia i suoi abitanti si illudono di restare giovani sempre più a lungo. E a non fare spazio a chi giovane lo è davvero. Al posto della vecchiaia si vive un’esperienza spostata in un’età che non è la propria.

Il risultato politico di tutto questo è la conservazione, perché si tende a non modificare l’apparente stato di (finta) giovinezza e a temere un vero ricambio generazionale delle classi dirigenti, che potrebbero fare della nuda realtà la cifra della loro azione politica.
Il risultato economico sarà un impoverimento progressivo della città, perché verranno a mancare abitanti, redditi, idee e innovazione.

Per non finire ai margini si dovrebbe impedire ai giovani di andarsene altrove. Certo accrescendo le occasioni di lavoro, ma anche offrendo comportamenti leali e legali e non le sconsiderate prassi familistiche e i favoritismi delle consorterie politiche di turno.
E occorre convincere i giovani ad impegnarsi nell’amministrazione della cosa pubblica. Certamente con l’aiuto di chi – per la maggiore età- ha più esperienza, ma riconoscendo che il “futuro” della città è nelle loro mani.

Per questo Gaeta ha bisogno davvero di innovatori, giovani e meno giovani, ma ciascuno con il proprio ruolo.

Marcello Di Marco

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