«Io di sinistra candidata nel Pd»
Parla la civatiana Ilaria Bonaccorsi
«Tutti mi chiedono: ‘Come fai?
‘ Ma il partito democratico non è di Renzi. Io mi candido col il Pd di Civati. Non salgo sul carro dei vincenti, anzi. Ma credo sia giusto cambiare le cose da dentro».
Ilaria Bonaccorsi,
storica, giornalista, editore del settimanale Left, è la candidata “civatiana” nel partito democratico, nell’Italia centrale, alle elezioni europee di maggio. La domanda la tormenta, perché nel 2008 si candidò con la Sinistra arcobaleno, il cartello elettorale che riuniva Rifondazione comunista, i Verdi e gli ex Ds. «Io di sinistra candidata nel Pd». Già, perché? «Perché proviamo a cambiarlo da dentro» risponde Bonaccorsi, da perfetta civatiana. Missione difficile, per alcuni impossibile. L’idea è che sia un’ultima possibilità: «quando poi capiremo che ci hanno disfatto» dice, «ragioneremo». E infatti, intanto, guarda alla Lista Tsipras: «spero vada bene. Il programma di Barbara Spinelli dovrebbe essere il nostro». E se i sondaggi danno Grillo in rimonta, Bonaccorsi avverte Renzi: «bisognerà farsi delle domande». E darsi delle risposte. Ad esempio: «la riforma del senato e l’Italicum vanno cambiati» («ma non sono un gufo, né una rosicona») e poi «l’austerity è di destra», così come la precarietà. Ma come avrebbe votato sul dl Lavoro, che introduce appunto altra «flessibilità» nel mercato del lavoro? «Non so se avrei fatto come Pippo», cioè criticato e poi votato: «però capisco lo spirito, la schiettezza, e la volontà di cambiare da dentro»
Che ci va a fare una medievalista a Strasburgo?
«Lo storico Marc Bloch a suo figlio che gli chiede a cosa serva uno storico, risponde che uno storico è come l’orco della fiaba, che lì dove fiuta carne umana va perché quella è la sua preda. Ed è un po così anche con l’Europa, che è lo strumento per migliorare l’Italia. Non è possibile che l’Europa sia veramente solo l’euro, e che sia un incrocio tra una matrigna e un marito tirchio. Comunque la colpa di tutto è di Pippo».
Della candidatura, immagino, che è come Left, il settimanale di sinistra, ma civatiano, si dice.
«Civatiano da tempo non sospetto, da molto prima delle primarie. L’intervista a Civati consigliere regionale era un must. Ci riconosciamo nel suo modo di fare politica, nella sua schiettezza, in questo dire sempre come la si pensa».
Nel 2008 era candidata con la Sinistra Arcobaleno. L’approdo naturale non sarebbe stata la lista
Tsipras?
«In questi giorni tutti mi chiedono “come fai a candidarti nel Pd di Renzi?”»
Come si fa?
«Perché il Pd non è di Renzi, e io se proprio vogliamo vederla così mi candido nel Pd di Civati. Non salgo sul carro dei vincenti, anzi, vado semmai nell’unica minoranza che tira a sinistra il Pd, con molta fatica. Poi ammetto che guardo con interesse alla lista Tsipras e spero vada bene, benissimo. Dico poi che quello è il nostro naturalissimo alleato. Nei punti programmatici che scrive Barbara Spinelli non ce ne è uno sbagliato e devono diventare i nostri, assolutamente. In Europa dobbiamo andare a dire che l’austerity è di destra, a batterci per l’ecologia, contro il dumping sociale».
— con Ilaria Bonaccorsi.
Foto: «Io di sinistra candidata nel Pd» Parla la civatiana Ilaria Bonaccorsi «Tutti mi chiedono: ‘Come fai? ‘ Ma il partito democratico non è di Renzi. Io mi candido col il Pd di Civati. Non salgo sul carro dei vincenti, anzi. Ma credo sia giusto cambiare le cose da dentro». Ilaria Bonaccorsi, storica, giornalista, editore del settimanale Left, è la candidata “civatiana” nel partito democratico, nell’Italia centrale, alle elezioni europee di maggio. La domanda la tormenta, perché nel 2008 si candidò con la Sinistra arcobaleno, il cartello elettorale che riuniva Rifondazione comunista, i Verdi e gli ex Ds. «Io di sinistra candidata nel Pd». Già, perché? «Perché proviamo a cambiarlo da dentro» risponde Bonaccorsi, da perfetta civatiana. Missione difficile, per alcuni impossibile. L’idea è che sia un’ultima possibilità: «quando poi capiremo che ci hanno disfatto» dice, «ragioneremo». E infatti, intanto, guarda alla Lista Tsipras: «spero vada bene. Il programma di Barbara Spinelli dovrebbe essere il nostro». E se i sondaggi danno Grillo in rimonta, Bonaccorsi avverte Renzi: «bisognerà farsi delle domande». E darsi delle risposte. Ad esempio: «la riforma del senato e l’Italicum vanno cambiati» («ma non sono un gufo, né una rosicona») e poi «l’austerity è di destra», così come la precarietà. Ma come avrebbe votato sul dl Lavoro, che introduce appunto altra «flessibilità» nel mercato del lavoro?
«Non so se avrei fatto come Pippo», cioè criticato e poi votato: «però capisco lo spirito, la schiettezza, e la volontà di cambiare da dentro» Che ci va a fare una medievalista a Strasburgo? «Lo storico Marc Bloch a suo figlio che gli chiede a cosa serva uno storico, risponde che uno storico è come l’orco della fiaba, che lì dove fiuta carne umana va perché quella è la sua preda. Ed è un po così anche con l’Europa, che è lo strumento per migliorare l’Italia. Non è possibile che l’Europa sia veramente solo l’euro, e che sia un incrocio tra una matrigna e un marito tirchio. Comunque la colpa di tutto è di Pippo». Della candidatura, immagino, che è come Left, il settimanale di sinistra, ma civatiano, si dice. «Civatiano da tempo non sospetto, da molto prima delle primarie. L’intervista a Civati consigliere regionale era un must. Ci riconosciamo nel suo modo di fare politica, nella sua schiettezza, in questo dire sempre come la si pensa».
Nel 2008 era candidata con la Sinistra Arcobaleno. L’approdo naturale non sarebbe stata la lista Tsipras? «In questi giorni tutti mi chiedono “come fai a candidarti nel Pd di Renzi?”» Come si fa? «Perché il Pd non è di Renzi, e io se proprio vogliamo vederla così mi candido nel Pd di Civati. Non salgo sul carro dei vincenti, anzi, vado semmai nell’unica minoranza che tira a sinistra il Pd, con molta fatica. Poi ammetto che guardo con interesse alla lista Tsipras e spero vada bene, benissimo. Dico poi che quello è il nostro naturalissimo alleato. Nei punti programmatici che scrive Barbara Spinelli non ce ne è uno sbagliato e devono diventare i nostri, assolutamente. In Europa dobbiamo andare a dire che l’austerity è di destra, a batterci per l’ecologia, contro il dumping sociale».

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