Renato Natale: “Berlinguer mi disse di farmi ammazzare pur di non cedere alla camorra”

CASALESI

di Andrea De Angelis 11 giugno 2014

Nell’esclusiva intervista ad IntelligoNews il sindaco di Casal di Principe, Renato Natale, ha ricordato il suo incontro con Berlinguer avvenuto un anno prima della scomparsa dello statista.
Emerge l’invito a non cedere dinanzi alla criminalità organizzata che oggi come allora Natale raccoglie, prima da consigliere e adesso da sindaco del comune casertano.
L’auspicio del primo cittadino è, tra gli altri, quello di restituire al termine ‘casalesi’ il significato originale: abitanti di Casal di Principe…renato-natale-ok-768x1024

La responsabilità che le hanno affidato i suoi cittadini è davvero importante. In che modo pensa di interpretare la richiesta di cambiamento arrivata da Casal di Principe?

«Sento moltissimo la responsabilità che mi hanno affidato i cittadini di Casal di Principe, specialmente per le aspettative che si sono generate un po’ in tutta Italia, giungendomi telefonate e lettere da moltissime regioni.
Qualcosa è già cambiato, vista la voglia di partecipare della gente che si offre volontariamente per dare una mano al Comune. Già ho iniziato ad affrontare i primi problemi burocratici, ci sono situazioni particolari sia a livello di uffici che di personale derivanti dalla Commissione straordinaria che, non dimentichiamolo, mi ha preceduto negli ultimi tempi».

Nel giorno del trentennale della scomparsa di Enrico Berlinguer, è nota l’importanza della questione morale di cui lui fu ed è simbolo. Possiamo affermare che la lotta alla camorra è uno dei punti chiave di quella questione morale e che Casal di Principe può dare un segnale enorme a tutto il Paese?

«Certamente, sono convintissimo di questo. Mi piace ricordare un aneddoto che riguarda Berlinguer.
Dopo le elezioni del 1982 venni convocato a Roma, allora ero un giovane consigliere comunale di Casal di Principe e per me andare in via delle Botteghe Oscure fu una emozione fortissima.
Ebbi la possibilità di parlare con lui e gli raccontai del mio paese, della criminalità organizzata, e di come se fossi stato nominato assessore o sindaco avrei dovuto scegliere tra tre strade: distribuire appalti, rinunciare o farmi ammazzare. Berlinguer mi rispose con queste testuali parole: “Al compagno di Caserta dico che quando si era iscritto al Partito Comunista sapeva che tipo di scelta faceva”. In pratica mi disse di farmi pure ammazzare pur di non mollare. Fu una lezione importante e ricordarla oggi mi sembra giusto».

Casal di Principe può diventare un modello per l’intera Campania?

«Di certo il marchio di casalesi che ci è stato affibbiato fino ad oggi come sinonimo di delinquenti e criminali può trasformarsi nel simbolo di chi ha mostrato e lavorerà per il riscatto di questa terra. Casalese è il nome di un popolo e non di un clan! Restituirgli la sua vera accezione sarebbe una grande soddisfazione per me e la mia città».

Quando ci incontrammo a dicembre per l’inchiesta sulla Terra dei Fuochi, ci mostrò il documento con il quale, nel lontano 1988, denunciava per primo l’ecomafia. In che modo la Terra dei Fuochi ha contribuito a cambiare le coscienze del suo popolo?

«La gente ha acquisito maggiore coscienza del pericolo, facendo una scelta tra bene e male. Il fatto che nel nostro territorio i clan criminali abbiano messo a repentaglio la salute dei cittadini ha avuto un impatto enorme sulle persone. La gente ha visto la morte intorno a sé, ha capito che la morte veniva da persone che pretendevano un rispetto basato solo sulla paura e sulla violenza.
Casal di Principe ha scelto così un’alternativa chiara a tutto questo».

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