Un Manifesto per l’Europa

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Lo scorso 8 aprile presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche è stato presentato all’opinione pubblica il “Manifesto per un’Europa di Progresso”.
Si tratta di una simbolica presa di posizione da parte di un nutrito gruppo di scienziati italiani (alcuni nomi: Carlo Bernardini, Giovanni Bignami, Marcello Buiatti, Cristiano Castelfranchi, Emilia Chianchione, Tullio De Mauro, Fabiola Gianotti, Lucio Luzzatto, Tommaso Maccacaro, Lamberto Maffei, Annibale Mottana, Luigi Nicolais, Giorgio Parisi, Virginia Volterra) per un concreto rilancio del sogno degli Stati Uniti d’Europa, proprio nel momento di maggior difficoltà nella sua realizzazione.

Il manifesto è la naturale conseguenza del clima culturale che va diffondendosi in Italia come in molti altri dei Paesi Europei: di ostilità verso il processo di unificazione, verso il superamento delle barriere nazionali, verso la reale costituzione della Nazione europea (con il corollario di “un’impressionante crescita di egoismi locali, di particolarismi e di veri e propri nazionalismi”).

Si sta di fatto scaricando sull’idea di aggregazione del soggetto europeo gran parte delle responsabilità che provengono dalla crisi economico-sociale degli ultimi anni.
Ovviamente alcune di queste responsabilità sono anche da riferirsi all’indirizzo che si è scelto nello sviluppo del progetto di Europa (come si dice nel manifesto esse “investono certamente l’eccessiva timidezza nel processo di costituzione politica del soggetto europeo: la responsabilità di presentare questo orizzonte politico, culturale e sociale con le sole fattezze della severità dei “conti in ordine”. L’Europa dei mercanti e dei banchieri, della restrizione e del rigore: una sorta di gendarme che impone limiti spesso insensati, piuttosto che sostegno nell’ampliare prospettive di visuale sugli sviluppi del futuro”).

Proprio questi segnali hanno sollecitato la preoccupazione di promotori e primi firmatari. Essi hanno avvertito una sorta di separazione e distacco, tra il metodo da sempre a fondamento del lavoro di ricerca e della scienza (metodo di collaborazione senza confini tra gli scienziati) e il ripristino di barriere e convenzioni in uno spirito separatista, non-collaborativo o addirittura esplicitamente conflittuale.
E’ apparsa in grande evidenza l’inversione di tendenza tra lo sviluppo del processo di unificazione degli ultimi decenni (in grado di cementare e rafforzare la comunità europea degli scienziati con alcune interessanti estensioni anche ad altre attività della popolazione europea) e questo nuovo spirito antieuropeista.

Il manifesto esplicita con chiarezza come, per gli scienziati che lo hanno stilato, sia assodata l’esistenza di una determinante correlazione tra il progredire della scienza, della cultura e l’abbattimento delle barriere, dei confini, delle separazioni.
Come la scienza sia in essenza proprio il superamento di queste restrizioni.

Restrizioni che riguardano anzitutto la sfera cognitiva, ma che si riflettono ed esprimono poi naturalmente sugli artefatti e sulle regole generali di governo del mondo (sugli artefatti materiali ed immateriali).
E’ attraverso la scienza che si ridetermina il mondo, lo si rilegge e reinterpreta alla luce della nuova conoscenza.
Non è probabilmente un caso che lo strumento di massima potenzialità collaborativa (Internet) origini dalla ricerca scientifica di base: il WWW, il World Wide Web sviluppato presso il CERN (Centro Europeo per la ricerca nucleare). Ad esso vanno ricondotti i meriti dell’attuale ruolo della “rete” nella stragrande parte delle nostre attività.

D’altra parte, la necessità per gli scienziati di mettere a confronto le proprie ipotesi con quelle di altri che si occupano dello stesso campo di indagine è sempre stata un’esigenza fondamentale, che ha abbattuto barriere e confini nel tempo. E che ha rappresentato una sorta di traino per molti altri ambiti della società.

Con la scienza attuale si aggiungono ulteriori elementi a sostegno di questa esigenza.
Prendiamo il caso delle grandi infrastrutture di ricerca. Ossia dei mega laboratori operanti in tutti i campi scientifici (dalle sorgenti di radiazione alle banche dati in genomica e scienze sociali, dagli osservatori per le scienze ambientali, alle tecniche di imaging o le camere pulite attrezzate per lo studio e lo sviluppo di nuovi materiali o per le applicazioni di nano-elettronica). Esse assumono sempre più l’aspetto di impegnativi sforzi economici su scala sovranazionale: si parla non a caso di grandi infrastrutture di ricerca (pan europee) e di organismi sovra-nazionali orientati alla loro realizzazione.

Quindi la scienza europea ha necessità di un aggregato europeo ben organizzato e coeso per procedere al meglio, per raggiungere più rapidamente e con maggiore efficacia i risultati di maggior prestigio e rilevanza.
Ma vale anche il viceversa: la società europea ha bisogno di una scienza aggregata e organizzata sistemicamente, che è la condizione fondamentale per ottenere ricadute in tutti i campi dello sviluppo economico-sociale sulla scala più ampia del continente europeo. Società ed economia della conoscenza ci indicano chiaramente l’orizzonte verso cui avviarsi.

E’ per queste ragioni che gli scienziati hanno deciso di muoversi, sentendosi parte in causa in questo nefasto processo di arretramento.
Avvieranno quindi una raccolta di firme, proveranno ad estendere l’iniziativa alle altre comunità scientifiche europee e organizzeranno eventi di approfondimento sui temi di rilievo per l’unificazione d’Europa.

La scienza deve poter soccorrere lo spirito critico di tutti noi. Deve come sempre presentarci gli orizzonti possibili, al di là delle meschine miopie in cui spesso si rifugiano i nostri sguardi più limitati.

Per sottoscrivere il Manifesto:

http://www.osservatorio-ricerca.it/sondaggi/foreurope2014

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