FIGLIE DI UN DIO MINORE

Ci saremmo aspettati che il comune di Gaeta, di concerto con le altre amministrazioni locali, avviasse un programma comprensoriale basato sulla salvaguardia ambientale e sullo sviluppo delle acque del golfo, con il coinvolgimento primario di Acqualatina, l’azienda che più inquina le acque del golfo attraverso i suoi depuratori, e di tutti gli operatori che svolgono attività nella rada, della cui valenza economica, esperienza e maturità professionale la comunità del golfo non può fare a meno.
Le politiche comprensoriali non sono come i taxi che si prendono e poi si lasciano. Se ci si crede devono essere perseguite fino in fondo e non secondo convenienza.

L’approvazione della delibera consiliare del comune di Gaeta sugli impianti di acquacoltura nel golfo, con il solo voto contrario del consigliere D’Amante, merita almeno due considerazioni. Una di merito e l’altra di metodo.
La considerazione di merito. A distanza di oltre dodici anni dall’approvazione della delibera regionale istitutiva dell’Area Sensibile, il comune nella cui giurisdizione ricadono gli allevamenti ittici, non può ulteriormente tergiversare proponendo, al punto e) della deliberazione, “di richiedere alla Regione Lazio un piano a tutela delle imprese esistenti finalizzato alla costruzione
di un eventuale corretto iter di delocalizzazione di impianti di acquacoltura attualmente insistenti
nell’area sensibile individuata nella delibera di giunta regionale n.116 del 19/02/2010..”La Regione, attraverso la recente approvazione della cartografia in cui individua le zone idonee all’acquacoltura, ha già fatto quello che doveva. Non deve fare nessun altro piano, giacché le competenze in materia di concessioni demaniali per l’allocazione degli allevamenti ittici sono state trasferite ai comuni. Se compulsata in maniera formale, sulla base di un programma concertato tra tutti i soggetti interessati, la Regione può (lei si eventualmente) sostenere economicamente la delocalizzazione, anche usufruendo delle leggi Comunitarie Europee.
La considerazione di metodo. La delibera comunale di Gaeta –giustamente- chiede alla Regione di stralciare dalle planimetrie regionali tutte le aree marine di fronte alle sue spiagge della riviera di ponente, dichiarate invece idonee ad ospitare gli impianti ittici. Non si comprende perché tale legittima aspirazione debba essere ulteriormente ritardata e mortificata per le spiagge dei comuni di Formia e di Minturno, che ne avrebbero maggior diritto a legislazione regionale vigente, come se queste fossero figlie di un dio minore.
Gaeta, Formia e Minturno rappresentano ormai una conurbazione e il mare che lambisce le coste ignora i confini amministrativi. Esso non appartiene ad un comune piuttosto che ad un altro. Perciò deve essere interesse di tutti adottare politiche di sviluppo e di salvaguardia comprensoriali. Ciò implica che gli impianti di allevamento debbono essere in armonia con tutte le altre attività economiche che fanno uso del mare, perché è del tutto evidente che le risorse naturali ed ambientali, una volta compromesse ed esaurite, cessano la loro funzione attrattiva.

Associazione Comunità del Lazio Meridionale ed Isole Pontine

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