La crisi dell’amministrazione della città di Formia s’inserisce in un contesto storicamente più ampio. Bisognerebbe riflettere (possibilmente trovandovi rimedio) sui pesanti conflitti (interessi in gioco) che l’affliggono almeno dalla fine degli anni ‘60, impedendole di affrontare il futuro con buona salute. La storia è questa. Quando ormai andavano in affanno le grandi fabbriche di laterizi (1970), inizia l’era della turbo-edilizia. Intere zone (San Giulio, San Pietro, Gianola) venivano interessate da una edificazione intensiva. Formia in certi periodi cresceva di 1000/1200 abitanti l’anno. Il Piano Regolatore redatto da Eugenio Rossi tuttora vigente, approvato da un Commissario Regionale nel 1974, prevedeva 55 mila abitanti nel 2000, in una striscia di terra stretta e lunga, compressa tra mare e montagne (oggi siamo a 38.127 residenti). Formia ha pagato pegno in termini di servizi e qualità della vita e si è impoverita di verde, di aria, di mare e di monti, insomma del buon vivere.
Avrebbe bisogno di una svolta ragionata basata essenzialmente sul recupero del tessuto urbano e del paesaggio. Nel 1994 furono impegnati 225 mila euro per l’incarico al Prof. Vezio De Lucia. Quel piano adottato nel 2000 fu revocato dall’Amministrazione Miele nel 2002 (centro destra). Furono incaricati gli Architetti De Benedetti e Samperi di Roma poi liquidati con una parcella di 128 mila euro ma senza aver redatto alcunchè. Nel 2003 tornò il centro sinistra ma non ci fu alcun incarico per il PRG e furono realizzati progetti PRUSST per attività produttive. Nel 2008 ritorna Michele Forte che incarica il Prof. Franco Purini di redigere il nuovo piano regolatore: parcella di 500 mila euro di cui 219.678 già saldati. Nel 2013 ritorna Sandro Bartolomeo che conferma l’incarico a Purini ma bloccando quello che sarebbe stato l’ennesimo sacco edilizio in una delle aree di maggior pregio ambientale e paesaggistico della città: tomba di Cicerone – Acerbara – Costamezza.
Ad oggi il PRG (perequazione, VAS, geologo, normativa urbanistica, accertamento abusivismo, soprintendenza, ecc.) è costato al netto 381 mila 550 euro. Si dovranno ancora liquidare a Purini altri 280 mila euro. Ma questo PRG, che è stato il vero substrato della crisi, ora si ferma e nel futuro non si sa che fine farà. Nel cambio delle Amministrazioni che si sono succedute al governo della città, è accaduto un continuo, pervicace, inesorabile “cuci e scuci”. Al grido esagitato di chi, ancora oggi, condanna l’amministrazione uscente come la peggiore, gli stessi eredi e protagonisti di quelle amministrazioni della revoca perenne, si approntano a rimettere le mani sulla città. Ed è drammatico come la città di Formia imiti il gambero senza riuscire a posizionarsi nel presente e nel futuro in tema di opere strategiche e riassetto urbanistico. Una città imbottita di case, che ha conosciuto un alto consumo di suolo dovrebbe ripensarsi e rinascere facendo onore al suo simbolo (araba fenice). Finora non è accaduto: è il gambero (il crostaceo) che meglio le si attaglia. Francesco Carta.





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