
Nella foto di copertina: manifestazione a Formia contro l’omofobia.
Autore: Delia Vaccarello
Data:2014-05-14 l’Unità
“Accoglietevi gli uni gli altri come Cristo ha accolto voi”, è questo il versetto biblico che aprirà le veglie di preghiera contro l’odio nei confronti di omosessuali e trans in questa settimana in cui cade la ricorrenza del 17 maggio, istituita ufficialmente dall’Unione Europea come giornata contro l’omofobia. Il messaggio di accoglienza che innerva i vangeli – come abbiamo già sottolineato a proposito del bel libro di Paolo Rigliano “Gesù e le persone omosessuali” – è quello che dal punto di antropologico ispira i migliori momenti di contrasto alle discriminazioni e che si oppone ai fascismi di ieri e di oggi. Può essere inteso come esortazione dai credenti, ma anche come nuovo passo culturale e simbolico inaugurato da quell’uomo rivoluzionario che fu ed è per i laici Gesù di Nazareth. Accoglienza vuol dire farsi pronti al rapporto con l’altro, ascoltare le sue parti profonde dopo aver fatto un viaggio per contattare le proprie ed esprimerle. Vuol dire riuscire a sconfiggere i “mostri” che in primo luogo albergano nello sguardo di chi addita l’altro come “diverso” e che sono alimentati dal silenzio, dalla inibizione all’espressione di sè, dal fatto che ciò che fa paura perché tende a sfuggire al controllo, come sanno fare l’amore o la sessualità, troppo spesso viene collocato in un altrove e, appunto, demonizzato. Insomma, per sconfiggere l’omofobia bisogna che ciascuno accetti di essere un po’ “mostro”.
Anche di questo si è parlato lunedì mattina presso l’università Luiss di Roma, in occasione di un incontro organizzato dall’associazione Luiss arcobaleno presieduta da Edoardo Messineo che ha aperto la settimana degli eventi rainbow previsti nella capitale. Se di omofobia si può persino morire di proprio pugno, come testimoniano le vicende gravi in cui le vittime in preda alla disperazione decidono di farla finita – è anche vero che un limite può essere trasformato in una risorsa. “Oggi si sta perdendo il rapporto con la propria interiorità – ha fatto notare Fabrizio Petri – e le persone omosessuali e trans sono portatori di un patrimonio enorme cioè la capacità di avere un rapporto con l’ombra”, avendo comunque per necessità iniziato un percorso di interrogazione di sé a partire da un contesto che tende a non contemplarli. L’incontro è stato aperto dal professor Sebastiano Maffettone, direttore del dipartimento di Scienze politiche, che ha posto l’accento sul ruolo cruciale di un ateneo – quello di mettere la cultura a contatto con la realtà – e ha sottolineato la stupidità e la povertà della omofobia: “tanto più una società può scegliere quanto più è ricca, dentro ognuno di noi ci sono forme di sessualità diverse, siamo persone complesse ed è sbagliato dividere la società in rigide appartenenze di genere. I liberali odiano le discriminazioni, il loro sogno è che ogni persona possa realizzare ciò che è autenticamente”.
Si è parlato anche di diritti, e del primato da riconoscere oggi al movimento per i diritti civili anche rispetto a quello femminista “che appare arroccato su posizioni vetero e incapace di svolgere un ruolo propulsore” ha dichiarato Ingrid Salvatore, docente di Gender studies, mentre Fabio Galluccio ha parlato di come una azienda può favorire la corsa di ciascuno dei propri dipendenti riconoscendo parità di diritti, ferie matrimoniali comprese, e Alessandra Barberi ha descritto le reti tese da Unar per coinvolgere tutte le istituzioni nel contrasto ai pregiudizi. Su invito di Luiss Arcobaleno mi trovavo tra i relatori e ho scelto come introduzione la proiezione di alcune sequenze del film “Freaks” di Tod Browing del 1932. Ne consiglio la visione a tutti, il film si trova anche su youtube. La pellicola parla dei “mostri”, l’uomo-donna, i nani, l’uomo senza gambe, ecc., che con spirito cristiano vengono detti “bambini” e comunque accolti perchè Gesù – appunto – accoglie tutti. Mostri che vengono considerati malvagi senza che abbiano fatto nulla. Così “i mostri” sono respinti quando “osano” festeggiare una bella donna appena sposata con un uomo del circo definendola “una di noi”. L’invito è a bere tutti dalla “coppa dell’amore” ma per la donna è “troppo”. I mostri non hanno diritto all’amore? Neanche a festeggiare quello altrui? Il film è del ’32, nel ’33 Hitler è salito al potere, l’ideologia della razza pura seminerà orrori, anche in Italia. Ma i “mostri” non resteranno con le mani in mano. Hanno una “legge” per difendersi, ciò che soffre uno soffrono tutti, ciò che fa gioire uno rende felici tutti. Così alla fine del film la donna che li odiava diventa una “donna gallina”. Lo sguardo “mostruoso” la trasforma, e sarà davvero “una di loro”. Per comprendere le differenze bisogna capirle “da dentro”. E’ la legge dei freaks.
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