La terapia dell’infarto acuto: tappe di una storia d’eccellenza italiana.

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La terapia dell’infarto acuto: tappe di una storia d’eccellenza italiana.

Da una collaborazione, alla metà degli anni ’80, tra l’Istituto Mario Negri e l’Associazione Nazionale dei Medici Cardiologi Ospedalieri (ANMCO), è scaturito il progetto GISSI, una serie di studi relativi al trattamento dell’infarto acuto e alla prevenzione della cardiopatia ischemica. In principio fu scoperta l’Urochinasi, un enzima presente nelle urine e nel plasma dei mammiferi capace di dissolvere un trombo con conseguente ripristino del flusso ematico all’interno di un’arteria. Arrivarono poi la Streptochinasi,l’Alteplasi ed infine il Tenecteplase iniettabile in vena entro 4 minuti. Furono gli italiani a dimostrare (GISSI 1), quando l’emodinamica era ancora agli albori, che era possibile trattare con successo l’infarto con la somministrazione endovena degli antitrombotici. Formia entrò nella sperimentazione della trombolisi preospedaliera con il progetto E.M.I.P. (European Myocardial Infarction Project) diretto (per l’Italia) dal Prof. Mario Marzilli di Pisa. Poi è arrivata l’angioplastica, la tecnica di dilatazione col palloncino della coronaria chiusa che causa l’infarto acuto. All’inizio queste tecniche si cominciarono a praticare solo nei grandi ospedali dotati di stand by cardiochirurgico, dove era possibile intervenire sulle complicanze come nel caso di una rottura della coronaria trattata. Si discusse molto all’epoca se non fosse azzardato, così distanti da Roma, a praticare l’angioplastica ma poi l’evoluzione delle tecniche e degli strumenti ci consentirono di partire. Come già accaduto per l’elettrofisiologia (impianto di Pace Maker), anche quella iniziata in modo pioneristico, partiva dunque l’emodinamica che restava il presidio indispensabile per il futuro della Cardiologia nel Lazio Meridionale. Si partì con sei ore nei giorni feriali e fu una conquista formidabile. Dalla settimana entrante si copriranno le 12 ore di tutti i giorni( ore 8 – 20). E’ un altro passo in avanti decisivo. Tanto per rendere l’idea di cosa stiamo parlando è il caso di ricordare che in Italia solo il 31% delle UTIC sono dotate di Emodinamica interventistica e solo il 20% con attività 24 ore su 24. Il vecchio gruppo della Cardiologia (Primario Paolo Tancredi, Ezia Batosi, Gabriella Mazzone, Franco Pagliaro, Eugenio Daniele, Sandro Nello, Francesco Carta, Carlo Alfano) è andato quasi tutto in pensione, restano Aldo Treglia, Elisabetta Rossini ed i più giovani Ettore Carcone e Michele Costigliola ma anche alcuni di loro sono prossimi alla pensione. Recentemente è andato via anche Antonio Maglione. Sono arrivati (nuovi) Carmen Campaniello, Paola Ponticelli, Giulio Selvetella e Maria Di Vita. C’erano già Raffaele Papa, ora Primario e Salvatore Ambrosio (emodinamista). A loro faccio gli auguri di essere un buon gruppo, affiatato, animato di buona volontà, consapevole che l’esser buoni medici comincia dal sentimento di umanità e solidarietà che si prova nei confronti dei malati. Francesco Carta.

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